Articolo su un regista al di sopra di ogni sospetto

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Elio Petri in compagnia di Gian Maria Volonté, sul set di "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto".

“La libertà di espressione va difesa per quello che essa fondamentalmente rappresenta: il diritto degli artisti di esprimersi e di indagare criticamente sul corpo della realtà in cui vivono, qualunque sia la società in cui vivano”

Così Elio Petri parlava del suo cinema nel libro “Scritti di cinema e di vita“. Pubblicato nel 1957, agli inizi della sua grande e significativa carriera. Oggi avrebbe compiuto 92 anni. Nonostante il tempo rimane uno fra i registi più rappresentativi del cinema impegnato del secolo scorso. Grande amico di Marcello Mastroianni, che diresse in varie occasioni. Fautore di un sodalizio cinematografico fra i più riusciti, quello con Gian Maria Volonté. Di umili origini esordì nel periodo neorealista del cinema italiano. Cercò di implementare il genere, portando in sala “L’assassino” (1961) e “I giorni contati” (1962).

Nel suo terzo film lavorò con Alberto Sordi, ne “Il maestro di Vigevano” (1963). Gli anni sessanta continuarono in un fitta produzione di film, fra cui “A ciascuno il suo” (1967), ispirato all’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, e “Documento su Pinelli” (1970), prodotto insieme a Nelo Risi: un documentario in due parti che scandaglia le ipotesi per arrivare alla soluzione dell’omicidio dell’anarchico Giuseppe Pinelli.

Frame tratto da “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”.

«Il popolo è minorenne, la città è malata, ad altri spetta il compito di curare e di educare. A noi il dovere di reprimere! La repressione è il nostro vaccino! Repressione è civiltà!»

Gli anni 70′ nacquero e proseguirono in un clima di estrema tensione sociale. Petri in quegli anni uscì al cinema con quelli che sono ritenuti i suoi film più significativi. Pregni di visione politica e di critica alla società. La così detta “Trilogia della nevrosi“, che nasce dal film “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” (1970). Spietata critica al potere come strumento di violenza e onnipotenza. Il film, che vede protagonista Gian Maria Volonté nei panni di un commissario di polizia che uccide sua moglie, vincerà nel 1971 il Premio Oscar al Miglior Film Straniero. La trilogia proseguirà con “La classe operaia va in paradiso” (1971),vincitore della Palma d’Oro a Cannes e “La proprietà non è più un furto” (1972), con Ugo Tognazzi e Flavio Bucci.

Elio Petri venne a mancare prematuramente all’età di 53 anni, mentre era in produzione un suo film con protagonista Marcello Mastroianni: “Chi illumina la grande notte“, film mai uscito. Resta una grande eredità e degli spunti tecnici e contenutistici di prim’ordine.

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