FULCI FOR FAKE – Il docu-fiction sul regista divenuto Cult

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Fulci For Fake dopo essere stato in concorso nella sezione Classici Documentari alla Mostra del Cinema Venezia è arrivato a Genova. A parlarne con noi al cinema Cappuccini Michele Giordano, direttore di Nocturno, rivista centrale per la riscoperta del cinema di Lucio Fulci.

Regia di Simone Scafidi con Nicola Nocella, Davide Pulici, Camilla Fulci, Enrico Vanzina, Sergio Salvati,  Genere Docu-fiction – Italia, 2019, durata 92 minuti.

Trama
Fulci For Fake è la storia di un attore che deve interpretare Lucio Fulci in un film dedicato al regista. Per andare a fondo, per prepararsi al ruolo, decide di incontrare chi ha conosciuto e studiato Fulci attentamente.

Fulci for Fake parafrasando il film di Orson Welles (F for Fake) mostra la vita di Lucio Fulci come un ritratto di famiglia atto a conoscere l’evoluzione del mitico cineasta che dal margine della serie B italiana è esploso come figura cult in tutto il mondo, nei suoi dettagli più intimi raccontati dalle persone a lui più vicine: le figlie, i collaboratori gli amici.
“Aldilà” dell’aneddotica nostalgica e filo-agiografica, Simone Scafidi insieme all’attore Nicola Nocella indagano il chiaroscuro di un uomo che si è mostrato e millantato furbescamente come una scaltra volpe in un gioco delle parti, ad emblema di questa attitudine il suo film ironico auto-riflessivo “Un gatto nel cervello” (1990). La voce puntuale da spettatore critico di Davide Pulici (Nocturno) è il filo argomentativo più dotto riguardo la sua filmografia mentre quella della figlia Camilla, recentemente scomparsa, è invece l’anima autenticamente emotiva. Schietto e burbero ma anche padre premuroso, maestro dell’horror ma non solo, Lucio Fulci è stato anche un regista che ha aggredito con il suo cinema il proprio male interiore scioccando e colpendo visivamente gli spettatori. Lavoratore e artigiano dell’industria cinematografica italica ha assunto in tempi recenti da una parte della critica la nome d’autore, maestro grazie anche all’attenzione che ha sempre ricercato con le sparate su sé stesso che hanno piazzato le fondamenta del mito post-mortem, l’uomo Fulci era di fatto molte sfaccettature. Una di queste lo ritrae come il falsario di buone intenzioni in grado di nascondere ribollenti verità in una maschera di lattice, pronta a lacerarsi nel gesto dissimulante del cinema, e così sotto il gusto “malato” dello splatter e dell’explotation si scopre il velo e ci viene mostrato il volto terribile di una vita vissuta.

Andrea Borneto