Il mito vivente di Oliver Stone

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Fidel Casto e Oliver Stone.

Per festeggiare il compleanno di Oliver Stone, che compie settantacinque anni, abbiamo preparato una gallery fotografica dei suoi film più simbolici. Il regista statunitense, durante la sua carriera ancora in corsa, ha girato ventisette film, fra lungometraggi e corti. Ha quasi sempre scritto le sceneggiature dei suoi film, diventando uno dei professionisti più talentuosi in questo ambito.

Vincitore per due volte dell’Oscar al miglior regista per Platoon e Nato il quattro luglio e una volta l’Oscar alla migliore sceneggiatura non originale per Fuga di mezzanotte, girato da Alan Parker. Ha inoltre vinto quattro Golden Globe, l’Orso d’argento per il miglior regista al Festival internazionale del cinema di Berlino, il Leone d’argento, due Directors Guild of America Award, un Premio BAFTA e due Independent Spirit Awards.

QUI DI SEGUITO LA GALLERY:

Salvador, (1986)

Il primo trionfo di Oliver Stone in cabina di regia. Insuccesso ai botteghini, ma grande apprezzamento da parte della critica. In questo film, ambientato in El Salvador durante la guerra civile e con protagonista un reporter fotografico (James Woods), Stone getta le fondamenta per il suo stile narrativo caustico e critico nei confronti della guerra e della crudeltà umana.

Platoon (1986)

Il regista Oliver Stone, al centro, in un cameo nella pellicola.

Il 1986 è un grande anno per Stone. Dopo Salvador arriva un altro grande successo. Uno dei film simbolo di questo regista. Platoon racconta le esperienze del regista durante il suo periodo da volontario nella Guerra del Vietnam. Un ritratto crudo della violenza bellica. La narrazione è così accurata e verosimile che il film, nel 2019, è stato inserito nella National Film Registry della Biblioteca del Congresso statunitense.

Wall Street (1987)

Gordon Gekko (Micheal Douglas) nell’iconica immagine che fu la locandina del film ai tempi dell’uscita.

Gli anni ottanta sono un periodo d’oro per il regista. Dopo i successi sopra citati, arriva un altro film iconico, che fotografa la classe finanziaria di Wall Street. Un ritratto feroce, critico nei confronti dell’avidità dell’uomo, dello spietato arrivismo e sugli squali dell’alta finanza. Pellicola di forte impatto, soprattutto in quel periodo, dove il mercato azionario fu completamente liberalizzato, conducendo a storture ben evidenziate in questa opera. Micheal Douglas interpreta Gordon Gekko, personaggio ispirato alla figura realmente esistita dell’operatore di borsa Ivan Boesky.

Talk Radio (1988)

Il protagonista pronto per iniziare la trasmissione. 

Questo film è uno fra i meno citati della filmografia di Stone, anche se è stato uno dei più lungimiranti nel significato. Talk Radio è girato quasi completamente all’interno di una stazione radio, dove lo speaker Barry Champlain, interpretato da Eric Bogosian, conduce una trasmissione notturna, dove ospita i personaggi più strampalati e pericolosi che vivono la notte di Dallas, in Texas. Spietata anticipazione della violenza mediatica, non solo proveniente dai media classici, ma soprattutto da parte delle persone comuni, che veicolano il proprio odio e la propria frustrazione attraverso, in questo caso, un canale radio.

Natural Born Killers (1994)

Sceneggiatura scritta da Quentin Tarantino, regia di Oliver Stone. Basta questo a far presagire un film esplosivo. Caustico, nichilista, parodistico, a tratti psicotico, una delle pellicole più innovative di quegli anni, sotto l’aspetto del linguaggio registico e del montaggio. Woody Harrelson e Juliette Lewis interpretano i Thelma e Louise al contrario: corpi vuoti in preda alla violenza delle loro vite. Violenza che genera altra violenza, speculare e quindi a-significante.

Comandante (2003)

Fidel Casto e Oliver Stone.

Il primo documentario di Oliver Stone. Il regista statunitense intervista e racconta Fidel Castro, il leader della rivoluzione cubana, con la quale stringe una forte amicizia (con tutte le conseguenze che un lettore attento può immaginare). Il film è diventato una sorta di must-see movie in alcuni ambienti cinematografici, a ragione. Il documentario ha un seguito nel 2004: Looking for Fidel.