La parola al lettore: Suspiria

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Suspiria di Luca Guadagnino
Recensione di Francesco Bianchi

Più di 40 anni fa usciva nelle sale di mezzo mondo Suspiria di Dario Argento. A cavallo della fine degli strascichi sessantottini e il movimento femminista, Argento mise in scena le sue streghe, malvage, sanguinarie e senza mezzi termini.

Argento non si preoccupò più di tanto di dare coerenza alla trama. Il suo obbiettivo primario consisteva nel terrorizzare, regalare tensione, orrore, e disgusto al suo pubblico riuscendoci in pieno. Guadagnino colloca le sue streghe nello stesso periodo storico, il 1977 di una Berlino divisa dal muro, deflagrata dal potere autoritario del governo federale da una parte e il terrorismo della RAF di estrema sinistra dall’altra.

Il tutto condito da strascichi e rimembranze del nazismo. Le streghe però vivono nel loro microcosmo gerarchicamente organizzato, certo diviso in due fazioni contrastanti per la conquista del potere e del controllo. Le vediamo a più riprese goliardiche e goderecce banchettare tra loro in compagnia delle studentesse ballerine immerse nella musica e nell’alcool. Disinvolte si prendono gioco dei maschi, li ipnotizzano e si trastullano con loro, dileggiandoli li usano come manichini di carne.

Le donne di Guadagnino sono il sesso forte, sottomettono il maschio al loro volere senza la minima difficoltà. La dice lunga il fatto che l’unico personaggio maschile importante della storia sia una donna a interpretarlo e che le relazioni tra i personaggi abbiano una connotazione lesbo significativa. Le donne di Guadagnino non hanno bisogno del maschio, questo è poco ma sicuro. Il nostro regista però trascura ingredienti indispensabili alla completa riuscita del film.

Manca di tensione, non prepara il pubblico all’orrore, la colonna sonora non coadiuva l’atmosfera. Il regista mette tanta carne al fuoco ma al momento di entrare negli argomenti a lui cari non affonda la lama nelle viscere, rimane alla superficie e non convince al 100%. Gore e splatter in alcune scene, soprattutto nel finale non mi convincono nel definire questo Suspiria un horror, semplicemente perché non fa paura, mai.

Bella la sequenza della ballerina telecomandata dalla danza di Susy, costretta a seguire gli stessi movimenti fino a contorcersi su se stessa, disarticolandosi fino a spezzare le ossa. La regia è ottima, precisa e quadrata, ma fine a se stessa, un bell’esercizio di stile ma nulla più.

di Francesco Bianchi

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