Un documentario sulla femminilità, e sull’importanza di essere donne, dopo il movimento me too e purtroppo grazie alla cronaca quotidiana, siamo sicuri che non si sia ancora fatto abbastanza per colmare il divario fra i sessi .

Se la parità di genere resta una chimera in molti paesi dove i movimenti lgbt vengono osteggiati e perseguitati, di fatto anche nel democratico occidente persiste lo status quo che mantiene gli uomini in una posizione di supremazia sulle donne, di certo negli ultimi anni le cose stanno cambiando (speriamo) e soprattutto le giovani generazioni sembrano almeno apparentemente più aperte.

Ma sappiamo bene come nel mondo del lavoro  una donna per fare carriera debba dimostrare almeno due, tre volte il proprio valore prima di raggiungere posizioni apicali, per non parlare dell’odioso atavico retaggio che fa si che a parità di posizione lo stipendio di un uomo resti sempre più alto di quello di una donna.

Ed ecco uno stupendo e divertente documentario che spinge sulla singolarità della donna sulla sua specificità, puntando a sfatare tanti tabù e a fare chiarezza una volta per tutte sul clitoride!

Il problema è che il corpo femminile è stato per secoli male interpretato, poco studiato e considerato un tabù, basti pensare alle diagnosi di isteria o ninfomania  viste come una minaccia e curate con l’eroina a inizio ‘900.

I risultati di questo oscurantismo culturale si vedono ancora oggi e dunque bisogna parlarne, parlarne e fare informazione, il clitoride alle volte appare come un organismo surreale, esisterà davvero?

Ecco che Daphné Leblond e Lisa Billuart-Monet si propongono di fare luce in modo definitivo sulla biologia femminile con  il loro  documentario Mon nom est clitoris (il mio nome è clitoride) che si propone proprio di aprire una conversazione intima sulla sessualità femminile priva di stereotipi, per proporre un nuovo modello di educazione sessuale.

Il documentario dura 80 minuti è stato presentato  il 17 giugno nel cinema virtuale di La Vingt-Cinquième Heure. A riempire lo schermo sono le parole e i volti delle dodici donne, di età compresa tra 20 e 26 anni, che dialogano con le registe di argomenti vari, sempre legati alle loro esperienze sessuali.

Le ragazze partono da dove tutto è iniziato: la scoperta del clitoride e della loro sessualità. Emergono esperienze molto intime che descrivono la scoperta di un lato di sé che troppo spesso viene associato a qualcosa di “sporco”. Si parla di masturbazione, prime volte, piacere e consenso.

“Il progetto” – spiega LeblondLe Figaro – “è nato discutendo con Lisa delle nostre difficoltà sessuali, ci siamo rese conto che erano le stesse. Abbiamo identificato due cose: il tabù della masturbazione femminile e l’obbligo della penetrazione vaginale durante il rapporto sessuale”. E prosegue Daphne Leblond, “Stiamo abbattendo delle barriere, non abbiamo avuto bisogno di convincere le testimoni a confidarsi, abbiamo sentito che c’era una forte domanda, un bisogno di parlare”.

Ovviamente prima che il documentario arrivi in Italia dovremo pazientare ancora un po’, per ora accontentatevi delle anticipazioni con intervista alle due registe, che trovate subito qui sotto.

S.V.