Mondovisioni ritorna con “The Monopoly of Violence”

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The Monopoly of Violence (“Il monopolio della violenza”, che in originale francese suona “Un pays qui se tient sage”, “Un paese che si considera giusto”) è il film con cui martedì 12 aprile (ore 20.30) al cinema Sivori di Genova (salita Santa Caterina) si chiude la rassegna Mondovisioni – I documentari di Internazionale, che seleziona le migliori opere realizzate in tutto il mondo e le propone in esclusiva per l’Italia, ospitate a Genova da Circuito.

Il regista David Dufresne, partendo dalla frase di Max Weber “Lo Stato ha il monopolio dell’uso legittimo della violenza”, riflette sulla definizione di ciò che è lecito e ciò che è criminale, a partire dalle manifestazioni dei cosiddetti “gilet gialli”, un movimento spontaneo di protesta nato sui social network nel novembre del 2018 che in Francia ha provocato scontri con la polizia e il pesante bilancio di 2495 feriti, alcuni dei quali gravi. La proiezione sarà preceduta dall’introduzione di Marco Menduni, giornalista de “Il Secolo XIX”.

Il film, in lingua originale francese con i sottotitoli in italiano, sarà replicato martedì 19 e 26 aprile (ore 16.30, 19 e 21) alla sala Filmclub. Biglietto intero 6 euro; Young e Campus 4 euro. Sono validi tutti gli abbonamenti di Circuito. I primi sei lettori del “Il Secolo XIX” che si presenteranno alla cassa con una copia del giornale uscito il giorno stesso, avranno diritto al biglietto omaggio. 

Mentre la rabbia e il malcontento per l’ingiustizia economica crescono, molte manifestazioni di protesta sono soggette a una repressione sempre più brutale. Partendo da una impressionante raccolta di video amatoriali e di esempi di citizen journalism realizzati durante le manifestazioni dei “gilet gialli” in Francia, “The Monopoly of Violence” invita un gruppo di cittadini di diversa estrazione a rivedere e interrogare quelle immagini, e a confrontare le proprie opinioni sull’ordine sociale e sulla legittimità dell’uso della violenza da parte dello Stato.

A vent’anni dal G8 di Genova, e in seguito ai recenti soprusi sui detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, una riflessione lucida e urgente che trova in Italia un’eco particolare, più che mai attuale.

Basato su un dispositivo di conversazioni a due il film raccoglie le dichiarazioni di diversi storici, un professore di diritto, un sociologo, uno scrittore, un etnografo, un generale della gendarmeria, diversi avvocati, il relatore speciale delle Nazioni Unite, tre rappresentanti sindacali di polizia, un giornalista, ma anche vittime di violenza e le loro famiglie.

Una realtà di fatto che sconta gli ideali espressi dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, documento figlio della Rivoluzione Francese. Così come i valori comuni su cui si basa una società espressi da Jean-Jacques Rousseau e più di recente da Hannah Arendt, minati dalla brutalità del mondo attuale.

La rassegna, organizzata da CineAgenzia insieme al settimanale Internazionale, ogni anno debutta al festival di giornalismo “Internazionale a Ferrara”, per proseguire in un lungo tour. A Genova è realizzata da Alesbet e Centro Culturale Carignano, in collaborazione con Ordine dei Giornalisti della Liguria, Accademia Ligustica di Belle Arti e Centro per non subire violenza/Udi, con il sostegno di Europa Cinema e Fice. Il Secolo XIX è media partner. Main sponsor Banca Carige e Fondazione Cappellino-Almo Nature.

BIOGRAFIA

David Dufresne è un autore e regista di documentari. La sua opera Allo, place Beauvau è stata premiata con il Grand Prix du Jury alle Assises internationales du Journalisme. Nell’ottobre 2019 ha pubblicato Dernière Sommation, il suo primo romanzo. Il suo ultimo film Le Pigalle: une histoire populaire de Paris è stato apprezzato all’unanimità dalla stampa francese. Ha anche vinto il World Press Photo 2011 nella categoria “non-lineare” per Prison Valley.

Il suo primo documentario, Quand la France s’embrase, risale al 2007 e trattava delle rivolte contro i nuovi contratti lavorativi per il primo impiego. Ha scritto una dozzina di libri d’inchiesta, tra cui On ne vit qu’une heure, une virée avec Jacques Brel (Le Seuil, 2018) e Tarnac, magasin général (Calmann Lévy, Prix des Assises du Journalisme 2012), salutato come “un piccolo capolavoro” da Le Monde. Nel 2001 ha anche co-scritto Pirates et Flics du net (Le Seuil). Cronista di lunga data per Libération, è tra i fondatori del sito d’inchiesta Mediapart.