SDAC va in Giappone: il cinema di Takeshi Kitano

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Ritorna la rubrica “SDAC va in Giappone”, curata da Ferdinando Lercari, studente e collaboratore di SDAC. In questa monografia andremo a scoprire il cinema di Takeshi Kitano, uno dei registi giapponesi più influenti di sempre. Cinema Takeshi Kitano Film

Kitano è quel genere di artista con il quale tutti sono entrati in contatto, vista la portata ‘crossmediale’ della sua carriera, senza necessariamente averne identificato il nome. Infatti in Italia è ‘tristemente’ noto verso il pubblico generalista per il programma Takeshi’s Castle, trasmesso nel corso degli anni ’90 e ‘2000 in molteplici versioni più o meno rimaneggiate e commentate da varie personalità, dalla Gialappa’s Band a Lillo e Greg.

Kitano è tuttavia una figura poliedrica: in patria è noto soprattutto in quanto comico e personaggio televisivo, ma nel corso degli anni ha ricoperto numerosi ruoli da attore, scritto diversi libri, poesie, si è cimentato nella pittura ed è stato la prima celebrità giapponese a prendere parte attiva alla creazione di un videogioco.
Dopo Sonatine (1993) ha iniziato a guadagnare grande credibilità in ambiente festival e tra i cinefili più incalliti – come Quentin Tarantino – con particolare interesse da parte della stampa specialistica francese, ma è la vittoria a Venezia di Hana-bi (1997) ad aver consolidato la sua posizione internazionale come uno dei più importanti registi giapponesi contemporanei.

In questa quarta puntata di ‘SDAC va in Giappone’ raccontiamo il cinema del grande Takeshi Kitano attraverso tre dei suoi film più importanti. Cresciuto in un quartiere che lui stesso descrive scherzosamente come la ‘downtown di Tokyo’, circondato da artigiani e Yakuza, non ha mai avuto il tempo per dedicarsi a passioni come il cinema e i fumetti. Lo studio consapevole della settima arte è arrivato molto dopo.

“Dopo il mio primo festival cinematografico in Europa, tutti questi giornalisti hanno iniziato a chiedermi se fossi stato influenzato da persone come Jean-Luc Godard, Kurosawa e altri, e io non avevo mai sentito parlare di questa gente!”

-Kitano in ‘Beat” Takeshi: The Hollywood Flashback Interview’ di A. Simon and T. Keefe.

Nonostante la formazione da ingegnere, una sera, quasi per caso, esibendosi al posto di un attore malato in una sala per spettacoli in cui aveva trovato lavoro come ascensorista, ottenne un gran riscontro avviando la sua carriera da comico di successo.
Durante gli anni ’70 ha fatto parte di un duo Manzai (una forma tradizionale di cabaret di coppia giapponese) con l’amico e collega Nirō Kaneko sotto gli pseudonimi ‘Beat Takeshi’ e ‘Beat Kiyoshi’. Oggetto dell’umorismo controverso ma atipico di Kitano erano le categorie socialmente più vulnerabili come anziani e disabili. La popolarità del duo si estese anche in televisione, dove in più occasioni furono sottoposti a censura e riscrittura di alcuni testi a causa delle lamentele che l’emittente aveva ricevuto. Troviamo traccia di questo periodo nel film parzialmente autobiografico Kids Return (1996), mentre ne L’estate di Kikujiro (1999) il suo ex partner recita una piccola parte.

Ryuichi Sakamoto e David Bowie sul set di Furyo, uscito in sala nel 1983.

Kitano in Giappone viene spesso citato come uno dei tre più importanti comici televisivi ed è in un certo senso uno ‘stigma’ che lo ha accompagnato per diversi anni. Egli stesso ricorda il dispiacere nell’aver constatato come la sua interpretazione in Furyo (1983) di Nagisa Oshima abbia fatto scoppiare a ridere il pubblico nonostante il personaggio dovesse essere intimidatorio e misterioso. “Dopo quell’evento” dice Kitano “ho accettato solo ruoli di personaggi seri, tenebrosi, cattivi. Ci sono voluti dieci anni di interpretazioni del genere perché venissi finalmente riconosciuto come un attore serio”.

Su questa scia avvenne anche il suo esordio da regista. Violent Cop (1989) vede il buon Takeshi nei panni del protagonista, Azuma, ma la regia inizialmente era stata affidata a Kinji Fukasaku (1). Per una serie di circostanze produttive, quest’ultimo abbandonò il progetto e Kitano, dapprima ingaggiato solo come attore, si fece avanti per sostituirlo, quasi per gioco, senza alcuna esperienza.

1) Kinji Fukasaku è noto soprattutto per aver diretto il film cult amato da Tarantino Battle Royale (2000 in cui peraltro recita anche Kitano), ma nell’ambito della cinematografia giapponese è stato un maestro indispensabile dello Yakuza Eiga. I suoi film più importanti Lotta senza codice d’onore (1973) e La tomba dell’onore (1975) hanno riscritto gli stilemi delle storie Yakuza fino alle derive anarchiche contemporanee di Kitano, Mikee e altri. Lo abbiamo già incontrato in questa rubrica in quanto sostituto di Kurosawa nel segmento giapponese di Tora! Tora! Tora!

Nonostante questo stravagante debutto Takeshi Kitano è oggi uno dei registi giapponesi più apprezzati di sempre sia dal pubblico che dalla critica, noto per i suoi Yakuza Eiga (film sulla yakuza) estremamente violenti e malinconici in cui lui stesso solitamente interpreta il personaggio principale. La sua produzione filmica, sebbene mantenga delle peculiari costanti stilistiche, in realtà è estremamente variegata: da film in costume come Zatōichi (2003) e opere dall’impianto teatrale come Dolls (2002) a road movie slapstick come Kikujiro (1999).

Violent Cop

Il progetto iniziale di questo film era molto diverso da quello che noi oggi conosciamo come Violent Cop. Si tratta, come detto, della prima esperienza da regista di Kitano che ne stravolge totalmente la sceneggiatura trasformandolo in un noir drammatico sulla yakuza e riscrive il suo personaggio rendendolo un sociopatico anarchico iperviolento, tanto che lo sceneggiatore originale, Hisashi Nozawa, chiese di essere rimosso dai credits.
Azuma è un poliziotto instabile dai metodi brutali e approssimativi, tollerato da suoi superiori perché opera in zone malfamate in cui secondo loro è necessario spingersi oltre la legge. L’indole aggressiva lo porta ad avere rapporti problematici con tutti quanti, eccezion fatta per la sorella, per la quale nutre un affetto possessivo. Dopo l’omicidio di un collega coinvolto nel traffico di droga e il rapimento di sua sorella, Azuma avvia un’indagine “privata” senza regole, in cui vale ogni mezzo necessario a ritrovare la sorella e vendicarsi.

Immagine tratta dal film “Violent Cop”, del 1989.

A partire dal titolo, che tradotto letteralmente dal giapponese diventa “Attenzione, quest’uomo è estremamente violento”, il film si pone in netta contrapposizione al comico noto al grande pubblico in patria, suscitando parecchio scalpore. Kitano si approccia a Violent Cop in maniera istintuale, in parte sicuramente grezza e acerba, ma la risultante è una pellicola seminale in cui sono visibili tutti gli stilemi narrativi ed estetici dei lavori futuri: la regia minimalista fatta di inquadrature statiche, tempi dilatati e montaggio ellittico, il dialogo rarefatto, la violenza improvvisa e immotivata, lo humor nero, la maschera inespressiva e grottesca. Azuma è un proto-Murakawa (Sonatine) instabile, alienato, rinchiuso in se stesso, quasi impossibilitato ad esprimersi se non attraverso la violenza e inconsciamente in cerca della morte. Spesso viene paragonato al protagonista de Le Samouraï  di Melville o al Dirty Harry interpretato da Clint Eastwood.

Le riprese furono difficili poiché la troupe nutriva scarsa fiducia nei confronti dell’improvvisato regista preoccupata dai metodi poco convenzionali, ad esempio il non voler muovere quasi mai la macchina da presa, caratteristica che diverrà poi un marchio di fabbrica: “non volevo vedere cose inutili quando muovevo la videocamera”. Kitano ricorda di aver avuto molte difficoltà a imporre la propria visione al resto della squadra, dato che in Giappone si è soliti mettere in difficoltà i registi alle prime armi. Sembra che si sia presentato sul set il primo giorno di riprese in armatura samurai per scongiurare ogni tentativo di intimidazione. Cinema Takeshi Kitano Film

Sonatine

È stato solo con Sonatine che ho avuto l’impressione di aver raggiunto un nuovo livello come regista”

Sonatine non è il film immediatamente successivo a Violent Cop, ma è a conti fatti l’opera in cui Kitano raggiunge una prima forma di compiutezza circa la poetica che porterà avanti nei primi anni della propria carriera. Qui non solo dirige e scrive la pellicola, ma ne realizza in prima persona anche il montaggio, che è evidentemente un tramite fondamentale per la peculiare scansione ritmica del suo cinema. Cinema Takeshi Kitano Film

La famosa scesa della roulette russa, nel film “Sonatine”, del 1993.

Murakawa, dopo una lunga e monotona vita nella Yakuza, vorrebbe lasciarsi tutto alle spalle e ‘andare in pensione’, ma il suo capo gli affida un ultimo incarico a cui non può sottrarsi: lui e i suoi sottoposti devono recarsi sull’isola di Okinawa per mettere fine a una presunta diatriba tra bande rivali. Presto Murakawa e associati si rendono conto di essere stati traditi e si nascondono in un casolare su una spiaggia che sembra isolata dal resto del mondo e ferma nel tempo. Cinema Takeshi Kitano Film

La trama di per sé è molto semplice e ricalca da vicino sia nel setting sia nelle vicende Sympathy for the Underdog (1971) di Fukasaku a cui Kitano si riferisce esplicitamente riproponendo in modo ironico la stessa canzone tradizionale presente nel film. La regia di Kitano tuttavia è quanto di più lontano ci si potrebbe immaginare da uno Yakuza Eiga o dal classico poliziesco. Gli interminabili silenzi, i piani sequenza immobili in cui l’azione è congelata, le scenografie spoglie si succedono assieme alla colonna sonora essenziale e straniante di Joe Hisaishi – storico compositore dello Studio Ghibli – e creano, soprattutto nella seconda parte, una dimensione semi-onirica, surreale e svincolata da tutto, di pura contemplazione e gioco. “E la sua volontà di lasciare i personaggi a struggersi nel tempo reale, a far niente fra i momenti dell’azione” dice il critico Roger Ebert in una recensione sul film “ci costringe a guardare nei loro occhi e cercare di capirli. I film che non spiegano niente spesso rendono tutto chiaro. I film che spiegano tutto, spesso non hanno niente da spiegare”. Cinema Takeshi Kitano Film

Kitano lavora di sottrazioni, ricercando una stilizzazione formale tipica del cinema di Ozu (ne abbiamo parlato QUI) o di Bresson, ma in una veste post-moderna infusa di solitudine, malinconia, cinismo, ironia grottesca. Una sottrazione che attua in primis nella recitazione: la sua maschera apatica, che in Violent Cop era solo abbozzata, acquisisce qui una dimensione profondamente umana e romantica. La violenza fredda, meccanica, irrazionale esplode all’inizio e alla fine della pellicola, e risulta invece assente o privata della sua essenza spaventosa nella parte centrale, in cui il gruppo di Yakuza sembra regredire ad uno stato infantile, spensierato e si diletta ingenuamente in una serie di giochi sulla spiaggia al limite dell’assurdo. Un tornare indietro che è liberatorio ma irreale e che non può trovare posto fuori dalla dimensione idilliaca di finzione.

Takeshi Kitano dietro alla macchina da presa, proprio sul set del film “Sonatine”. Un grande esempio del cinema del Maestro nipponico.

Sonatine fu un fallimento in Giappone dal punto di vista commerciale, in parte a causa della reputazione da comico di Kitano che impediva al pubblico di percepirlo come un personaggio drammatico credibile. Al contrario, in occidente venne accolto bene: fu proiettato fuori concorso a Cannes e vinse il Cariddi D’oro al festival di Taormina, dove venne presentato su suggerimento di Enrico Ghezzi. Cinema Takeshi Kitano Film

Hana Bi

Generalmente considerato dalla critica il capolavoro di Kitano (insieme a Sonatine e forse Dolls), Hana bi è la pellicola che in un certo senso legittima in patria il cineasta in quanto autore di rilievo e non semplice hobbista quale era visto prima. Pur avendolo negato in alcune interviste, è impossibile non leggere questo film in ottica autobiografica, poiché sono evidenti alcuni riferimenti a un grave incidente motociclistico che lo aveva coinvolto tre anni prima. Nonostante il pesante intervento di chirurgia estetica, il lato destro del volte gli rimase parzialmente paralizzato, causandogli l’iconico tic all’occhio che contribuirà a rendere ancora più imperscrutabile ed efficace la sua maschera attoriale.

Yoshitaka Nishi è un ex-poliziotto, ritiratosi a seguito di un grave incidente in servizio in cui un suo collega e amico, Horibe, è rimasto paralizzato e costretto in sedia a rotelle. Caratterialmente Nishi ricorda Azuma e Murakawa, ma le ragioni dietro i suoi modi bruschi sono presto spiegate: sua moglie è affetta da leucemia incurabile e ha smesso di parlare a causa del trauma dovuto alla morte della figlia di cinque anni, mentre lui si è dovuto indebitare con la Yakuza per pagarle le cure. Cinema Takeshi Kitano Film

Una bellissima immagine tratta dal film “Hana Bi”, che in giapponese significa “Fiori di fuoco”.

Ciò che distingue Hana-bi dai due film precedentemente trattati è anzitutto la presenza di due filoni narrativi paralleli, quello di Nishi e quello di Horibe, che affrontano in maniera differente un simile malessere interiore. Horibe riflette presumibilmente l’esperienza autobiografica di Kitano. Il regista aveva infatti attraverso un lungo periodo di depressione già da prima dell’incidente, tanto che in un’intervista lo ha definito un tentativo inconscio di suicidio; lo stesso Horibe durante il film ammetterà di averlo preso seriamente in considerazione. Questo anelito verso la morte era già molto evidente in Sonatine – per Murakawa era una sorta di rifugio – ma in Hana-bi è significativamente differente e accompagnato da un percorso di rinascita.

Nishi è completamente diverso sia da Azuma sia dal Murakawa di Sonatine […] (loro) fuggono entrambi in direzione della morte. Al contrario, Nishi cerca di fronteggiare la morte, di sfidarla direttamente”

– Kitano in ‘Conversazione con Takeshi Kitano’, Venezia 1997 di M.R.Novielli

Mentre Horibe trova rifugio nella pittura, come aveva fatto lo stesso Kitano in seguito all’incidente (tutti i quadri presenti nel film sono stati dipinti da lui), Nishi trascorre i suoi ultimi momenti con la moglie, in fuga. La loro ‘storia d’amore’ è kitaniana in ogni suo aspetto: tra i due non c’è vero ‘romanticismo’ inteso in maniera stereotipica, non vi è nemmeno comunicazione verbale; è un rapporto fatto di piccoli gesti, di complice silenzio, di ingenuo gioco. La violenza come sempre esplode in numerose circostanze con le ricorrenti connotazioni comico-grottesche, ma il film è pregno di momenti estremamente simbolici, delicati e commoventi. Hana-bi in quest’ottica è la quintessenza della poetica di Kitano nella misura in cui i temi a lui più cari raggiungono la loro forma più perfetta e potente.Cinema Takeshi Kitano Film

Immagine tratta dal film “Achille e la Tartaruga”, ultimo suicidio artistico di Takeshi Kitano.

Nonostante non sia stato un successo dal punto di vista commerciale, come i precedenti, con la vittoria del Leone D’oro a Venezia (e numerosi altri premi) Kitano ottiene finalmente il riconoscimenti internazionale. I successivi film sono molto distanti dagli Yakuza esistenzialisti: in particolar modo dopo Dolls, Kitano si allontana dallo stile che ha consolidato e dedica la sue energie ad una serie ideale di film introspettivi con la cosiddetta ‘Trilogia del suicidio artistico’, per poi ritornare sul cinema di genere con la ‘Trilogia Outrage’ in cui si riavvicina allo Yakuza Eiga vecchia scuola, evitando consapevolmente alcuni stilemi che lo hanno contraddistinto. Attualmente siamo in attesa di quello che potrebbe essere l’ultimo film del regista, Kubi, ispirato agli eventi riguardanti l’assassinio di Oda Nobunaga, storico condottiero giapponese che abbiamo già incontrato nel film Kagemusha (1980) di Kurosawa (Ne abbiamo parlato QUI).

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Non solo cinema. Takeshi Kitano si è cimentato anche nella scrittura. Con ottimi risultati.