Shanda’s River – Le streghe di Voghera

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Margherita Remotti e Marcella Braga in una scena del film

Approda in DVD e Bluray il nuovo film di Marco Rosson: Shanda’s River. La casa di produzione Cine Museum Independent esordisce nel 2018 con questo film horror a bassissimo costo che trasforma sterili paesaggi in macabri teatri dove streghe e demoni fan da padrone.

Nonostante il minimo cast, 4 personaggi e un paio di figuranti in tutto, si riesce a coinvolgere l’attenzione dello spettatore attraverso una buona recitazione (il film è recitato in inglese) e una trama dai colpi di scena svelati con i tempi giusti. Peccano però la regia e il reparto tecnico: ogni 2 inquadrature compare un dolly (carrello) che accompagnerà lo spettatore fino all’ultimo minuto, facendolo letteralmente rimbalzare da un lato all’altro dei set e il montaggio non aiuta.

Margherita Remotti in una scena del film

La colpa è attribuibile a un budget molto scarso (7500€) ma a rimetterci sono i bei trucchi splatter, che provano a rinforzare il film inebriando una fredda campagna piemontese con un minimo gusto grandguignolesco in odor di Zeder di Pupi Avati o Il fantasma di Sodoma di Lucio Fulci. Il regista vuole giocare con lo spettatore, ponendo la protagonista (Margherita Remotti) al centro di un incubo colmo di richiami al genere horror e non solo – il loop temporale e la condanna a una continua morte atroce ricorda il mito di Prometeo e l’aquila – ma si commette l’errore di non far partire l’indagine, bensì di far giungere gratuitamente gli indizi e la “soluzione” dagli elementi esterni quali il fantasma “buono” e il co-protagonista, il giovane studioso di turno.

Morale della favola, non c’è quel pathos che ci si aspetterebbe da un film stregonesco e di fronte all’interminabile “spiegone” finale da parte dell’antagonista, si attende la fine del film, dove si salva giusto la “gustosa” vendetta finale che però si esaurisce presto. Un diluito epilogo potrebbe far presagire un seguito.

Quello che si salva del film è una struttura narrativa ricca di elementi che poteva funzionare meglio se la sceneggiatura fosse stata più curata e soprattutto si fosse fatta un po’ più di attenzione a quel reparto tecnico (fotografia, montaggio, camera, sottotitoli) che inesorabile distrae e allontana lo spettatore. Le piccole produzioni  e i budget irrisori sono la pesante croce che rovinano la trasposizione al cinema delle buone idee; per fortuna la pellicola ha girato diversi festival internazionali guadagnando interessanti premi (Los Angeles Film Award) e visibilità, orientandosi così verso l’esordio sul grande schermo. Buona fortuna!

articolo di Alessandro Bellagamba
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