“Sotto minaccia. Umane paure e umane difese” ci racconta “È stata la mano di Dio”

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Con il film “È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino giovedì 7 aprile 2022 (ore 20.30) al cinema Sivori di salita Santa Caterina si chiude la rassegna “Sotto minaccia. Umane paure e umane difese”.

Tutto organizzato da Circuito e dall’Ordine degli Psicologi della Liguria, a cura dalla presidente dell’Ordine degli Psicologi della Liguria Mara Donatella Fiaschi. La proiezione è preceduta dall’intervento di Francesco Durand, psicologo, psicoterapeuta e consigliere dell’Ordine degli Psicologi della Liguria, che alla fine del film risponderà alle domande del pubblico. “È stata la mano di Dio” è ambientato negli anni Ottanta a Napoli, città natale del regista, e racconta la storia di un giovane di nome Fabio, noto come Fabietto. Il ragazzo avrà l’occasione di vivere uno dei sogni più grandi degli amanti del calcio, quando giunge nella sua città il goleador Diego Maradona, ma a questa grande gioia si accompagnerà una tragedia inaspettata, che sconvolgerà la sua vita. Con Toni Servillo e Filippo Scotti.

Realizzato da Sorrentino al raggiungimento della mezza età, il film è una rivisitazione della sua autobiografia e sembra diviso a metà.

Al centro un incidente che cambia tutto, dalla commedia di un’infanzia colorata veniamo scaraventati in un dramma terribile, che ci riserva un finale credibile e non disperante, forse grazie ad una visione permeata di magia sin dalla prima scena. All’inizio ci troviamo, infatti, sospesi sul mare, con il regista che ci invita ad entrare nella sua città su un’auto d’epoca, mostrandoci i suoi miti, le sue contraddizioni e ci fa conoscere i suoi familiari, le sue risate, le sue ombre, dentro alla casa in cui ha vissuto per trentasette anni.

«La realtà è il punto di partenza, però va reinventata», dichiarerà Sorrentino in un’intervista, offrendoci la sua storia per ri-sognare momenti di angoscia indicibili. Fino a dare respiro a nostri personali film, ispirati dalla sensibilità coraggiosa di questo, che partendo da Napoli ha preso il volo fino a Hollywood, per sfiorare l’Oscar come miglior film straniero.

«Dopo un evento traumatico – afferma Francesco Durand – ci sentiamo svuotati di tutti i desideri, quando la realtà modifica la geografia della nostra identità. Quando ogni gioia rimane perduta nel passato e nemmeno i goal del proprio mito Maradona assumono qualche significato, perché ormai si è già in cerca di un’altra vita, come dirà il giovane Fabietto, dato che la realtà è troppo “scadente”.  Toccherà aspettare e resistere, rischiando anche ulteriori perdite identitarie, nulla in effetti può tornare come prima. Occorrerà seguire l’adolescente protagonista del film lungo il faticoso cammino che dal disastro porta alla creatività. Quando ci sentiamo veramente a pezzi pur di rimanere uniti e non frammentarci cerchiamo un contenitore. E se non c’è, cercandolo spesso arriva, magari con tutte le sue imperfezioni e le sue stravaganze».

Che cosa può accadere alla nostra mente quando siamo messi in scacco da una grave minaccia?

Quali difese, strumenti o risorse possono attivarsi in noi? Quante volte, per paura, ci “disuniamo”? «Magari senza accorgercene, gestiamo la paura e il dolore – causato da perdite, lutti o separazioni – congelandolo e congelandoci, dissociandoci, impoverendoci, distanziandoci dagli affetti più profondi, sclerotizzando la vitalità emotiva – spiega Mara Donatella Fiaschi, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Liguria. – Le perdite che la pandemia ci ha inflitto sono state scandite al ritmo di immagini inquietanti, numeri, divieti, privazioni, obblighi e rinunce. Forse è venuto meno uno spazio di condivisione ed elaborazione gruppale di questo trauma collettivo. Un momento in cui osservare, riflettere sui risvolti emotivi più profondi e capire come questa nuova emergenza ci ha cambiato».

Attraverso un film potremo vedere insieme i modi diversi di affrontare le paure, di percepire il dolore emotivo e di reagire al timore di esserne sopraffatti. Attraverseremo il bisogno di negare il pericolo, il timore di impazzire dal dolore, i sentimenti di impotenza rabbiosa, ma anche il coraggio di rimanere uniti di fronte alle difficoltà e la capacità di trasformare il dolore e di ritrovare la vita. Quando vedremo insieme lo stesso film sentiremo echi differenti, personalissimi eppure condivisibili. Proietteremo nelle vicende cinematografiche i nostri “personaggi interni” che ci parleranno imprevedibilmente, rassicurati dalla successiva condivisione. Raccoglieremo dopo ogni film emozioni e osservazioni, alla ricerca di senso e speranza. Ci auguriamo che sia un bel modo per gioire della ritrovata possibilità di stare insieme, anche al cinema.