Trieste Film Festival: ecco la 34esima edizione

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Appuntamento dal 21 al 28 gennaio con il 34° Trieste Film Festival: diretto da Nicoletta Romeo. 

Il primo e principale appuntamento italiano dedicato al cinema dell’Europa centro orientale, nato alla vigilia della caduta del Muro di Berlino, continua a essere un osservatorio privilegiato su cinematografie e autori spesso poco noti – se non addirittura sconosciuti – al pubblico italiano, e più in generale a quello “occidentale”. 

«Al centro del nostro interesse – spiega la direttrice – c’è un’area macroscopica, un’autentica fucina di talenti che ogni anno produce film audaci, diversi, spesso fuori dagli schemi, a volte imperfetti ma pieni di vitalità, di coraggio. Un cinema in costante dialogo con la realtà, capace di analizzarla e trasfigurarla, rendendola universale. Il nostro tentativo è offrire una mappatura il più possibile esaustiva di una produzione davvero multiforme: film d’amore e di guerra, commedie e thriller, documentari militanti e film-saggio».

Tre le sedi del festival: il Politeama Rossetti, il Teatro Miela e il Cinema Ambasciatori; e tre le sezioni competitive che, lungi dall’esaurire le linee di programmazione (mai così ricche come in questa edizione), si confermano il nucleo centrale del festival.

Nove i titoli che compongono il Concorso lungometraggi (in giuria Weronika Czołnowska, Beatrice Fiorentino e Stefan Ivančić), tra anteprime italiane, europee e internazionali: da Cannes arrivano due dei film più apprezzati nell’ultimo Certain Regard, Metronom, sogno di amore, musica e libertà nella Bucarest del 1972, che sulla Croisette è valso ad Alexandru Belc il premio per la migliore regia.

Frame tratto dal film “Metronom”

L’ucraino Butterfly Vision di Maksym Nakonečnyj, storia di prigionia (lo sfondo è il Donbass) a cui neanche la liberazione sembra poter mettere fine.

Dall’inferno della Storia al purgatorio bifamiliare di Fucking Bornholm di Anna Kazejak, caustica commedia polacca che rompe l’idillio dell’isola danese del titolo; il senso della vita, dell’amore e del racconto è al centro del georgiano Beautiful Helen di George Ovashvili, on the road a due per ritrovare se stessi.

Una guerra tutta invisibile è quella che si combatte nell’autobiografico Safe Place del croato Juraj Lerotić, pluripremiato all’ultimo Festival di Locarno, dove un tentato suicidio crea una frattura nell’esistenza quotidiana di una famiglia.

Migliore opera prima alla Berlinale 2022, Sun dell’irakena-austriaca Kurdwin Ayub si apre su tre adolescenti di Vienna che twerkano in hijab e cantano musica pop, diventando famose da un giorno all’altro tra i curdi musulmani.

Sonne: il film di Kurdwin Ayub aprirà la Diagonale'22 | Asbury Movies
Immagine tratta dal film “Sun”

Presentato al Sundance, Gentle degli ungheresi László Csuja e Anna Eszter Nemes ci immerge nel mondo del culturismo femminile; Black Stone del greco Spiros Jacovides aggiorna la tradizione del mockumentary tra humour nero e critica sociale; mentre lo sloveno Wake Me di Marko Šantić specchia nell’amnesia del giovane Rok il revisionismo di un’intera società.

A queste si aggiungono sei proposte fuori concorso: gli italiani “Gigi la legge” di Alessandro Comodin e “La lunga corsa” di Andrea Magnani, il polacco “Bread and Salt” di Damian Kocur, il ceco “Somewhere Over the Chemtrails” di Adam Koloman Rybanský e lo slovacco “Victim” di Michal Blaško

Menzione speciale per “The Perfect Number” di Krzysztof Zanussi, che sarà l’occasione per premiare il maestro polacco con l’Eastern Star Award, il riconoscimento nato per segnalare le personalità del mondo del cinema che con la loro carriera hanno gettato un ponte tra l’Est e l’Ovest (nell’albo d’oro Irène Jacob, Monica Bellucci, Milcho Manchevski, Rade Šerbedžija, Kasia Smutniak, Miki Manojlović, Kornél Mundruczó e Kata Weber).

Quel ponte Zanussi lo ha rappresentato per evidenti ragioni biografiche, con le sue radici familiari nel cuore del Friuli, non meno che per i suoi meriti professionali, che lo hanno portato “da un Paese lontano” (per dirla con il titolo di uno dei suoi film più celebri) al centro del dibattito cinematografico, politico, morale di tutto il continente, grazie a opere come Illuminazione, La spirale, L’anno del sole quieto (Leone d’oro nell’84 alla Mostra di Venezia), Persona non grata.

Per maggiori informazioni vi indirizziamo al sito internet del Festival.