Nati sotto la stella del cinema: David Wark Griffith e Sergej Michajlovic Eisenstein

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Due padri della Settima Arte, nati nello stesso giorno, accomunati dalla volontà di evolvere un linguaggio comunicativo fino a quel momento primordiale: quello del cinema.

Ventitré anni di differenza uno dall’altro. David Wark Griffith nasce a La Grange, in Kentucky (USA), il 22 gennaio 1875. Sergej Michajlovic Eisenstein lo stesso giorno dell’anno 1898. Nasce a Riga, in Lettonia, ma nel 1905 si spostò insieme alla madre a San Pietroburgo, nel cuore della futura Unione Sovietica. Artisti provenienti da estrazioni e da paesi diversi, USA e URSS. Nazioni che nel loro sviluppo verticale, capiranno fra le prime l’importanza e le potenzialità del mezzo cinematografico. Una storia che intreccia politica, tecnica, propaganda ma soprattutto sviluppo artistico e intuizioni geniali, destinate a delimitare per sempre il campo d’azione della Settima Arte.

Nobili padri del cinema

Sia Griffith che Eisenstein furono dei geni precoci. L’americano a trentacinque anni aveva già girato circa 450 cortometraggi. Il sovietico alla stessa età era un membro riconosciuto della intelligencija russa e fortemente richiesto come regista negli Stati Uniti d’America. Aveva inoltre già girato il suo capolavoro “La Corrazzata Potiemkin” (1925) e altri film come “Sciopero!” (1924) “Ottobre” (1928) e “La linea generale” (1929).

Le maestose (e costosissime) scenografie del film “Intolerance” (1916).

Griffith, qualche anno prima, forte dell’esperienza fornitagli dal lavoro alla American Mutoscope Biograph Company e dalle centinaia di corti prodotti, girò le due pellicole che lo resero grande: “Nascita di una nazione” (1915) e “Intolerance” (1916). Quest’ultimo risultò essere uno dei film con le scenografie più imponenti e costose della storia e causò il fallimento della Triangle Film, spingendo Griffith a fondare insieme ad altri (Fairbanks,  Pickford, Chaplin) la United Artist nel 1919.

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Il montaggio e la “grammatica del cinema”

Potremmo scrivere per ore della vita e dell’arte di questi due punti cardine della storia del cinema. I libri universitari sono colmi di analisi dei loro film e vengono studiati tutt’oggi dagli aspiranti registi di tutto il mondo. Ma un fattore accomuna i due più di qualsiasi altra cosa: l’utilizzo e l’innovazione del montaggio video. Griffith, più anziano del sovietico, fu il primo ad inventare il “montaggio classico” come lo conosciamo. Lo sperimentò e riuscì a dargli un significato visivo profondo, a partire dalla pellicola “Nascita di una nazione” (1915), dove si iniziano a vedere chiari esempi di “stacchi in asse“, soggettive di oggetti e personaggi e tagli utili a mostrare ambienti e a dare continuità ai movimenti degli attori.

Immagine proveniente da una mostra del MoMA di NY dedicata a David Wark Griffith

Non solo. Griffith ebbe il merito di inventare una grammatica applicata alle tante pratiche cinematografiche e registiche. Fino a quel momento venivano identificate solo dal movimento della macchina o da qualche parola presa in prestito da altri ambiti. Ad esempio: il “primo piano” veniva semplicemente chiamato “zoom“, esisteva il “carrello” (di invenzione italiana) ma non aveva un nome preciso e internazionale, idem per quanto riguarda le dissolvenze, le panoramiche e le soggettive. Griffith ebbe il merito di dare dignità a queste pratiche, ideando veri e propri vocaboli, creando un codice comune per tutti i lavoratori del cinema. Nobilitando il suo lavoro e evolvendo la comunità cinematografica internazionale.

Montaggio d’attrazione e montaggio intellettuale

Eisenstein dal canto suo porto il montaggio video ad un livello successivo, partendo dalle basi costruite dal suo collega americano, implementandole però di nuovo dinamismo e significato. Per il regista sovietico il montaggio era in grado di influenzare completamente lo spettatore, facendogli cambiare opinioni e punti di vista. Il concetto di montaggio e la sperimentazione collegata ad esso proseguì in tutta la carriera di Eisenstein, fino al giorno della sua morte, avvenuta prematuramente all’età di soli 50 anni.

Particolarmente d’impatto è la teoria del “montaggio d’attrazione“, dove le scene sono composte da piccole sequenze, poco chiare, veloci, a tratti forsennate e violente. Gli attori in gioco compiono movimenti rapidi e  la forza dell’immagine è dirompente e non pacificamente chiarificatrice. In questo modo, secondo Eisenstein, lo spettatore è obbligato a offrire un determinato grado di coinvolgimento nei confronti della pellicola, senza farsi assorbire passivamente, pena l’incomprensibilità di ciò che si sta guardando.

Sergej Michajlovic Eisenstein al montaggio

L’evoluzione successiva di questa teoria fu quella del “montaggio intellettuale“. Il video poteva contenere grandi e predominanti elementi di astrattismo, che avrebbero dovuto far scaturire nello spettatore la sensazione di contemplazione e interpretazione che fornisce l’analisi di un libro. Questo tipo di teoria rimase quasi sempre tale. Iosif Stalin proibì tutte le sperimentazioni artistiche d’avanguardia, mozzando quasi sul nascere lo svilupparsi di questa teoria. Comprensibilmente, queste restrizioni sfociate in una forte pressione sulla sua persona, portarono Eisenstein a girare il film più “realista” e materialista della sua carriera, e anche uno fra i migliori e con immagini fra le più suggestive della storia del cinema: “Aleksandr Nevskij” (1938).

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Figure complesse

Aldilà di come ci si possa porre nei confronti dell’indubbia potenza innovatrice delle loro opere, Griffith e Eisenstein rimangono due figure artistiche complesse. Entrambi hanno incarnato l’ethos delle proprie nazioni d’origine, con tutti i pro e contro. Sono stati esempi e espressioni lampanti di due forze nazionali proiettate verso il futuro, e che avrebbero egemonizzato il mondo intero per tutto il 900′. Incarnazioni perfette di un incredibile parallelismo fra due forze che partono da presupposti simili per arrivare a obbiettivi simili ma mantenendo visioni differenti.

Un’immagine tratta dal film “Aleksandr Nevskij”

Quello che ci rimane è sicuramente il metodo innovativo che questi due registi ci hanno lasciato, come oggetto di studio ma soprattutto come regole d’oro ancora oggi applicate al cinema. Rappresentanti di un’evoluzione umana e della nascita di un secolo, il 900′, che ci lascia i suoi insegnamenti e le sue evoluzioni, come narrazione del passato e presupposto per il futuro.

Ps: Parlando di Eisenstein, come potremmo non citare la famosa frase di Fantozzi sulla Corrazzata Potiemkin?

Film consigliati:

Intolerance” di David Wark Griffith (1916)

Sciopero!” di Sergej Ėjzenštejn (1924)

A.M.